GENTILISSIMA | Bonito mi pugnala senza motivo, a freddo, ma non ha memoria

Martedì 29 Giugno 2021
Di Ernesto Nathan, Sindaco di Roma dalla fine del 1907 al 1913 dello scorso millennio, in questa stessa rubrica - qualche settimana fa - ho ricordato l'aneddoto più famoso, quello del "non c'è trippa per gatti". Ma Nathan va ricordato per molto altro. Su di lui Fabio Martini ha scritto un bellissimo libro, uscito in questi giorni in tutte le librerie italiane, dal titolo " Nathan e l'invenzione di Roma. Il Sindaco che cambiò la città eterna". Costa 18 euro, ma li vale tutti. Prima della Giunta Nathan, racconta Martini, Roma era da "getta un lucculo e scappatene" (la traduzione letterale dalla lingua madre cerignolana è mia, naturalmente). In sei anni, con una azione riformatrice senza precedenti, Roma si trasformò in un modello di riferimento nazionale ed europeo. Come? Sul merito sarebbe troppo lungo soffermarsi, chi sarà interessato lo leggerà nel libro.Nella forma e nel metodo: con il coinvolgimento - anche tramite referendum consultivi - dei cittadini nelle scelte più impegnative, ma imponendo loro il rispetto  delle regole, senza eccezione alcuna nei confronti di nessuno; con l'affermazione categorica, pur non essendo - Nathan - iscritto ad alcun Partito, del primato della politica sullo strapotere della struttura amministrativa e burocratica;  per il tramite di Assessori di grande personalità, carisma, cultura e passione politica, i quali studiavano e approfondivano ogni dettaglio prima di adottare decisioni e scelte, e quindi erano in grado di esercitare autorevolezza nei confronti di tutti, burocrazia interna all'amministrazione, ma anche poteri forti, e non solo, esterni. Ecco, questo servirebbe, oggi, a Cerignola: una rigenerazione politica, culturale, sociale, sia nel merito delle scelte di governo che - parimenti - nel metodo, nelle forme e, soprattutto, nel coinvolgimento delle energie migliori, quelle più autonome, libere da condizionamenti, disorganiche rispetto ai poteri costituiti, ma che abbiano una  visione della Città che vada oltre la contingenza, e sappia farla volare alto guardando al futuro, per farle riguadagnare il ruolo che le spetta nei confronti di Foggia e di Bari. I candidati Sindaco che ne pensano? Perché non si concentrano su questo, e sui tantissimi problemi della Città, piuttosto che alimentare polemiche inutili e dannose  contrapposizioni personali? Francesco Bonito, per esempio. In un Suo recente video mi ha accusata di esercitare il mestiere di dividere la Sinistra. Una pugnalata senza motivo, a freddo. Alla "sichirduna", per dirla sempre nella mia adorata lingua. Eppure avevo pubblicamente dichiarato che - sul piano generale della mia militanza politica - stavo vivendo una "sorta di passaggio sabbatico". Allora, perché? Mah!Indispettita, irritata, infastidita? Assolutamente no. Sorpresa, quello sì. Perché un riconosciuto maestro del diritto, con un quasi sessantennio di esperienza politica alle spalle, sia pure con alternanza di immersioni ed emersioni - come un fiume carsico, che si candida a Sindaco in un sistema a doppio turno, non può non avere consapevolezza del fatto che, in vista di un ballottaggio  praticamente certo, non si colpisce nessuno in quel modo, con accuse peraltro false e facilmente contestabili.  Tanto più un'elettrice in "pausa di riflessione politica". La quale, piaccia o no, e nonostante tutto, ha ancora seguito e stima. E non solo a Cerignola. Come dimostra il prestigioso riconoscimento di sabato scorso a Porto Cesareo, presente l'Assessore Regionale Sebastiano Leo, che ho incontrato e salutato dopo tanto tempo.Perché, dunque,  Francesco Bonito? La memoria è un bene prezioso. E nella mia, che conservo integra e inossidabile, sono tantissime le circostanze che testimoniano la mia passione militante e vocazione unitaria. In alcune di quelle circostanze  Francesco Bonito è presente con ruolo di protagonista. Mi perdonerà, se almeno una la richiamo.  Elezioni Politiche del 13 maggio 2001, Camera dei Deputati, collegio uninominale n.5 di Cerignola (comprendente anche i 5 reali siti e parte del subappennino dauno): candidati Francesco Bonito per l'Ulivo e Salvatore Tatarella per il Popolo della Libertà, una competizione che aveva un significato più profondo del semplice confronto elettorale, anche perché evocava una sfida che avrebbe potuto, e dovuto esserci, ma non ci fu, nel 1993, fra Francesco Bonito e Salvatore Tatarella.Con Rifondazione Comunista, nel 2001 fortissima, l'Ulivo a livello nazionale aveva sottoscritto un patto di "non belligeranza", che presupponeva la presenza di Rifondazione nel proporzionale, ma non nel maggioritario. In modo che i suoi elettori, nel maggioritario, votassero per il candidato dell'Ulivo.Ciononostante, a Cerignola, Rifondazione Comunista non aveva alcuna intenzione di votare il candidato dell'Ulivo Francesco Bonito. Indovinate chi si recò presso la sede di Rifondazione Comunista per rivendicare, in un ricco, partecipato e intenso confronto, le "superiori ragioni dell'unità della Sinistra" rispetto a tutto il resto? Elena Gentile.Alla fine furono loro, le ragioni dell'unità della sinistra, a prevalere su tutto il resto, e Rifondazione Comunista votò compatta per Francesco Bonito, risultando decisiva per la "vittoria". Perché Francesco Bonito fu eletto deputato con il 46% dei voti contro il 45% di Salvatore Tatarella, per solo 659 voti di differenza.E in quella circostanza, a Cerignola, Rifondazione Comunista prese 2747 voti, pari al 10,21%. Dal che consegue che gli stessi voti siano stati espressi per Francesco Bonito alla Camera dei Deputati, attesa la serietà e la compattezza non solo della sua classe dirigente ma anche dei militanti e dell'elettorato di Rifondazione Comunista.Questi i fatti, questa la storia, ed altre - tantissime altre - prima o poi racconterò. Ultima annotazione sulla "commistione" fra magistratura e politica, di cui - purtroppo, e spesso a sproposito - tanto si è parlato in questi giorni. "Il ruolo della magistratura e delle forze dell'ordine è quello di contrastare la criminalità e il malaffare. La ripartenza e la ricostruzione spetta alla Città, alla classe politica e imprenditoriale". Ha segnato con queste parole, il Procuratore Ludovico Vaccaro, il confine fra magistratura e politica, richiamando tutti alle rispettive responsabilità. Come non essere d'accordo? A Foggia come a Cerignola, dappertutto. Ne facciano tesoro quelli che si candidano alla guida della loro Città, per capire che le sale consiliari non possono trasformarsi in aule di tribunale, e viceversa, ma ognuno ha il dovere di assumersi le responsabilità che gli competono. Sapendo, peraltro, che il rigore morale e il rispetto delle regole e delle leggi, sempre e comunque, sono condizione e prerogativa di ciascuno a livello individuale. Qualità che, nell'azione amministrativa, non serve declamare ma praticare. Tutti i giorni, con l'esempio personale e con l'adozione delle decisioni e delle scelte. Quindi precondizione, non merito della politica.
Elena Gentile