SOLDI&BUBBOLE | Incostituzionale il blocco delle esecuzioni

Mercoledì 28 Luglio 2021
E' incostituzionale la norma del Governo sulla sospensione delle esecuzioni aventi ad oggetto l'abitazione principale del debitore, introdotta dall'art. 54 del decreto Cura Italia ed oggetto di successive proroghe (da ultimo quella di cui all'art. 13, comma 14, del d.l. n. 183 del 2020). Già diversi giudici infatti hanno rimesso alla Consulta la questione di legittimità delle disposizioni che hanno prorogato dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 il blocco delle esecuzioni, essendo evidente che - come si legge nel provvedimento del Tribunale di Savona ad esempio - "il sacrificio imposto al proprietario locatore si aggrava progressivamente con la proroga della sospensione e diventa particolarmente significativo ove questi si trovi in stato di difficoltà economica".

La risposta della Consulta non si è fatta attendere e con la sentenza n. 128 del 2021, pur non negando il potere discrezionale del legislatore nel disporre la tutela, in un certo momento di un certo bene, sostiene che essa debba avere un tempo limitato ed essere giustificata da eventi eccezionali, atteso che potrebbe andare anche a beneficio di soggetti non interessati da un disagio abitativo e pure a discapito di creditori che si trovassero in condizioni economiche precarie.D'altro canto, ritiene la Corte, la pandemia ha avuto un'evoluzione, tanto che i provvedimenti succedutisi nel tempo hanno tenuto conto dei miglioramenti della situazione, comprese le procedure giudiziarie. "La prevista sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto l'abitazione principale è invece rimasta invariata nei suoi presupposti fino alla seconda proroga, oggetto delle censure in esame".

Tanto più, afferma ancora la Consulta, che il legislatore non ha subordinato la sospensione dell'esecuzione alla comparazione fra la situazione economica e finanziaria del creditore e quella del debitore, al punto che il primo poteva essere obbligato a sopportare dei sacrifici in favore del secondo, benché quest'ultimo si trovasse in una più rassicurante condizione economica.

Nel ribadire che il diritto all'abitazione ha natura di «diritto sociale», il collegio romano ha evidenziato che il sacrificio richiesto ai creditori avrebbe dovuto essere calibrato alle reali esigenze di protezione dei debitori, con l'indicazione di adeguati criteri selettivi. Nella seconda proroga della sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto l'abitazione principale, all'opposto, non è stato individuato alcun criterio selettivo preordinato a giustificare l'ulteriore protrarsi della paralisi dell'azione esecutiva.

Alla luce di ciò, la pronunzia di illegittimità costituzionale, avendo efficacia retroattiva, ha rimosso dall'ordinamento giuridico la disposizione normativa che posticipava oltre il 31 dicembre 2020 la sospensione delle esecuzioni. Ciò significa che il 31 dicembre 2020 integra il termine finale del semestre in cui il processo esecutivo è rimasto sospeso.

Invero, la Consulta giunge alla declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni legislative censurate, senza aver preventivamente tentato un'interpretazione costituzionalmente orientata delle stesse (che forse neppure i giudici rimettenti avevano compiuto).

È ragionevole domandarsi se la decisione della Corte, che ha soppresso le sole disposizioni legislative d'interdizione delle procedure d'espropriazione immobiliare, possa riflettersi sulla prossima deliberazione in merito alla legittimità costituzionale delle previsioni normative in merito blocco degli sfratti, già sollevata da altro giudice territoriale (Trib. Trieste ord. 24 aprile 2021), atteso che il decreto Sostegni ha previsto una ulteriore proroga sul blocco degli sfratti: per i provvedimenti adottati tra 28 febbraio e 30 settembre 2020, il blocco continuerà fino al 30 settembre 2021; per quelli adottati dal 1° ottobre 2020 al 30 giugno 2021 il blocco è fino al 31 dicembre.

Sembrerebbe propendersi per una risposta di segno affermativo, anche perché nel prolungare la sospensione degli sfratti per morosità intimati e convalidati in epoca successiva all'insorgenza dell'emergenza epidemiologica, il legislatore non ha introdotto alcun meccanismo per distinguere la morosità incolpevole dalla morosità volontaria, l'inquilino che potrebbe reperire altra sistemazione abitativa da quello che non ha tale possibilità, il locatore/concedente possidente dal locatore/concedente che tale non è, etc.Il che trasforma la sospensione degli sfratti in uno strumento di redistribuzione della ricchezza, da raccordare ai limiti sanciti dagli artt. 3 e 53 Cost.. 

Non sarebbe azzardato ipotizzare che il legislatore, al fine di procrastinare ulteriormente la liberazione degli immobili pignorati od occupati da inquilini morosi o in difficoltà, ristrutturi la normativa settoriale, autorizzando le sole esecuzioni che non investano l'unico immobile appartenente al debitore o nella sua disponibilità, ma in tal caso il creditore si troverebbe di fronte ad una norma difficilmente attaccabile a livello di legittimità costituzionale.

Intanto, in sede di conversione del decreto Sostegni bis, per i proprietari di case che hanno ottenuto l'emissione di una convalida di sfratto per morosità del conduttore entro il 28 febbraio 2020, la cui esecuzione è stata sospesa, penalizzati dal blocco degli sfratti, arriva l'esenzione dall'Imu 2021; reintrodotto il credito d'imposta per canoni di locazione e affitto d'immobili a uso non abitativo per soggetti che esercitano attività d'impresa, arte o professione, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, esteso anche alle imprese che esercitano attività di commercio al dettaglio. Previsto, a certe condizioni, il fondo per la morosità incolpevole per gli inquilini che versano in una "situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare" nonché il contributo a fondo perduto per i locatori che riducono il canone: in questo caso le domande vanno presentate entro il 6 settembre.

Ma contro il blocco degli sfratti è comunque ricorso a Strasburgo da parte dell'UPPI (Unione piccoli proprietari immobiliari) della Provincia di Milano, Monza Brianza e Lodi (con circa 10mila associati, facente parte dell'UPPI nazionale che ne conta circa 200mila), per proporre le domande risarcitorie nei confronti dello Stato italiano, colpevole di aver adottato una sospensione degli sfratti per morosità illegittima, in quanto contraria all'obbligo del legislatore di perseguire il corretto bilanciamento degli interessi, la proporzionalità e la temporaneità della normativa d'urgenza, con conseguente danno illecito verso i proprietari immobiliari, sui quali è stato trasferito l'intero costo della sospensione.

E non sembra difficile ritenere che un sostanziale avallo all'iniziativa intrapresa dinanzi alla Cedu provenga proprio dalla su richiamata sentenza della Corte Costituzionale. Una sorta di monito, che possa persuadere il legislatore a dosare con maggiore oculatezza interventi di questo genere, laddove lo Stato interferisca con l'iniziativa economica privata.

Donatella Perna *avvocato e curatore fallimentare del Foro di Foggia