Zemanlandia riapre, i dieci dogma che hanno reso il tecnico boemo inimitabile

Sabato 24 Luglio 2021
Le idee di Zeman trovano ispirazione innanzitutto nel "calcio danubiano". Era uno stile di gioco (nato e sviluppatosi nella prima metà del Novecento, grazie a maestri come l'austriaco Hugo Meisl) che prediligeva le azioni manovrate, tramite passaggi corti e veloci. 

E questo in controtendenza con il resto d'Europa, dove si preferiva il lancio lungo per avvicinarsi all'area avversaria. 

Il "calcio danubiano", alquanto tecnico e spettacolare, raggiunse l'apice negli anni '50. Di fatto, l'Ungheria di Hidegkuti ("falso nueve" ante litteram) fu uno dei primi passi del football verso la modernità.

Dove, però, il tecnico di Praga ha attinto a piene mani è nelle teorie di Rinus Michels, il padre del "totaalvoetbal": per lui, nessun giocatore doveva essere ancorato al proprio ruolo. 

Il "calcio totale" fu il primo stile di gioco ad applicare sistematicamente il pressing ed il fuorigioco. 

L'Olanda di Michels, dove brillava la stella di Johan Cruijff, incantò con il suo gioco offensivo ai Mondiali del '74 (pur perdendo in finale contro la Germania Ovest). E Zeman, ma non solo lui, ne fu folgorato. 

1- LA FILOSOFIA - Quello di Zdenek Zeman più che uno stile di gioco è%u2026 una filosofia (calcistica). Che può essere sintetizzata in poche frasi a lui attribuite. La prima, programmatica: "vorrei che la mia squadra riuscisse ad avvicinare la gente, dando delle emozioni". La seconda, assiologica: "il risultato è casuale, la prestazione no". La terza, estetica: "penso che anche per i giocatori sia più soddisfacente costruire, piuttosto che distruggere". L'ultima, emblematica: "non importa quanti gol prendi se ne fai uno più dell'avversario". 

2 - IL MODULO - Da sempre il tecnico boemo gioca come l'Olanda di Michels: col 4-3-3 (variante del 4-2-4 usato dal Brasile negli anni '50, da cui discendono tutti i "sistemi" moderni). Fu tra i primi ad applicarlo in Italia, quasi quarant'anni fa. E non vi ha mai rinunciato. Lo ritiene il modulo con il quale si può occupare meglio il terreno di gioco. Tra l'altro, questa disposizione in campo agevola la costruzione dei cosiddetti "triangoli" tra i giocatori e favorisce il gioco propositivo.

3- LA MARCATURA "A ZONA" - Consiste nell'attribuire ad ogni giocatore non un avversario da controllare, come invece avviene nella marcatura "a uomo" (che ha caratterizzato a lungo il calcio italiano), ma una zona di campo da presidiare. E' uno dei dogmi dell'attuale allenatore rossonero. La sua zona è - come si dice in gergo - "pura" (giocava così, in Italia, la Roma di Liedholm, agli inizi degli anni '80).

4- IL PORTIERE - Quello delle squadre di Zeman, non può essere "classico" ossia bravo essenzialmente nell'area piccola e soprattutto con le mani. Com'era Zoff, per intendersi. Spesso, infatti, il portiere deve posizionarsi lontano dai pali, in modo da favorire il retropassaggio nell'eventualità di pressing avversario. O per intervenire, in casi estremi, anche fuori dall'area di rigore a mo' di libero (ruolo, oggi, caduto nel dimenticatoio). Perciò, deve essere abile con i piedi. Il prototipo resta l'indimenticato Franco Mancini.

5- I REPARTI - La linea difensiva è molto alta, così da mettere facilmente gli attaccanti avversari in fuorigioco o tenerli, comunque, lontano dalla porta. I terzini sono entrambi fluidificanti e partecipano costantemente alla fase offensiva. A centrocampo il play (vertice basso, davanti alla difesa) deve essere bravo anche nell'interdizione, oltre che nella costruzione; mentre gli interni, all'occorrenza, devono essere incursori. Agli attaccanti sono richiesti movimenti continui. Devono essere rapidi e dotati di buona tecnica. Le ali giocano larghe ed in fase di non possesso hanno il compito di coprire fino a centrocampo. 

6- LA COSTRUZIONE DAL BASSO - Raramente si vede la squadra lanciare lungo. Può accadere, ogni tanto, che il portiere cerchi subito la punta, così da cogliere impreparata la difesa avversaria. Ma per risalire il campo, i giocatori devono prediligere la manovra sul corto, preferendo le corsie laterali, verticalizzando non appena possibile.

7 - LA FASE OFFENSIVA - Spesso è spettacolare, oltre che efficace. Tutti i  giocatori sono attivi quando la squadra è in possesso di palla. In caso di attacco per vie laterali, è soprattutto la catena costituita da terzino-interno-ala (a destra come a sinistra) ad essere sollecitata. Diversi possono essere gli sviluppi, quali combinazioni (a 2 o 3 giocatori), inserimenti (dell'interno), tagli (dell'ala), sovrapposizioni (dei terzini) o cross (preferibilmente dal fondo). Nell'attacco per vie centrali è fondamentale la partecipazione del centravanti, chiamato a far da sponda o ad andare in profondità. In questo caso, una delle due ali arretra tra le linee di difesa e centrocampo avversarie per la rifinitura. 

8- IL PRESSING - Persa la palla, la squadra deve provare subito a recuperarla. Come? Attuando un'immediata pressione sul portatore e sugli appoggi a lui più vicini. E' una delle caratteristiche distintive delle squadre del boemo.

9- LA FASE DIFENSIVA - E' il punto debole del gioco di Zeman. Le sue squadre, infatti, prendono - da sempre - molti gol. Il suo 4-3-3 è a trazione fin troppo offensiva, con i due terzini che hanno il compito di andare su e giù per tutta la fascia di competenza e con gli interni che devono essere sempre pronti ad inserirsi. Il rischio tattico è di lasciare i due centrali difensivi ed il play scoperti, con grandi spazi a disposizione degli avversari. Che possono, così, andare verso la porta senza eccessivi ostacoli.

10 - LA PREPARAZIONE ATLETICA - Correre, correre, correre. Il gioco di Zeman necessita di una grande condizione fisica, oltre che di una predisposizione al sacrificio da parte di tutti. Le ripetute sui mille metri e i lavori di forza sui gradoni, soprattutto in ritiro precampionato, sono diventati leggenda. Ma alla lunga pagano. E i giocatori si ritrovano, alla fine, con una marcia in più rispetto agli avversari.

Massimo G. Marsico