NON E' FRANCESCA | Economia, il luogo delle connessioni universali

Venerdì 23 Luglio 2021
Possiamo esaminare partitamente le varie categorie attive della relazione sociale: l'economia, la cultura, l'impegno sociale, la politica.

L'economia. E' il grande mostro dell'epoca moderna, sia nel senso etimoligico di miracolosa creazione organizzativa, sia nel senso acquisito della potenza spaventosa e divoratrice. E' un vero e proprio luogo di connessioni universali, un linguaggio nel quale ogni attività si può convertire, anzi deve poiché l'economia misura i termini dello scambio e permette ad ogni cosa di essere valutata oggettivamente. Le leggi dell'economia condizionano la vita di tutti, singoli e gruppi, condizionano la pace e la guerra, lo sviluppo, la selezione, il vocabolario stesso delle relazioni sociali. Essa è il modello sul quale si configura ogni altra attività, e in specie quella politica, l'attività sintetica per eccellenza, che in questo modo diventa strumento dell'economia e del suo sviluppo. La struttura dell'economia è dinamica, poiché la sua legge fondamentale è la crescita, cioè l'accumulo della ricchezza.

Che cosa significa, e come è possibile, destrutturare questa costruzione mastodontica e così straordinariamente compatta? A livello di cultura si tratta di recuperare il significato funzionale, si potrebbe ben dire strumentale, dell'economia: essa è la scienza del benessere possibile inteso come momento e non come misura assoluta dell'essere dell'uomo nel mondo.I suoi percorsi critici non sono definiti dalle esigenze della crescita oggettiva di un patrimonio la cui distribuzione sia segnata dalle regole della sua irrefrenabile produzione; ma anzi definiscano le possibilità di fruizione del patrimonio naturale, grazie anche al suo sviluppo artificiale cioè dovuto all'attività umana, da parte di tutti e di ciascuno. 
L'economia è la scienza e la prassi dell'elaborazione degli strumenti per la produzione e la fruizione dei beni materiali che permettono all'uomo la liberazione dalla penuria e sono il supporto per l'invenzione della vita, cioè dei beni non materiali. Essa non deve condizionare la politica ma esserne bensì governata, in funzione della giustizia che, come si è visto, è il principio giustificativo di ogni attività di organizzazione sociale. Per poter disporre di questi connotati l'economia deve ritrovare dimensioni e misure che le consentano di essere controllata dagli individui reali e quindi in situazioni comunitarie che siano alla loro portata. E' a questo livello fondamentale che il rapporto dare/avere si realizza come contributo mirato e dunque investimento per un ritorno controllabile; ed è perciò su questo piano che l'intervento della considerazione e dell'attività e dell'attività politica serve ad aggiustare situazioni di scompenso, ma soprattutto a predisporre le condizioni effettive per una equamente distribuita sufficienza. Bisogna produrre prima di tutto ciò che mette in grado tutti di vivere e di sviluppare la propria vita in funzione delle proprie capacità inventive. Produzione, distribuzione e consumo non costituiscono un cerchio magico auto-funzionante; sono i modi dell'espressione economica dell'uomo, della sua capacità di trasformare il capitale naturale in capitale artificiale, senza esaurirlo ma anzi stimolandone rinnovamento e sviluppo.

E' evidente che non tutta l'economia è riducibile a dimensioni locali. Ci sono risorse che coinvolgono vaste aree di fruizione, produzioni trasversali rese possibili dall'invenzione dei mezzi seriali, soprattutto risorse rare e prodotti preziosi che riguardano l'elaborazione del gusto e della gioia di vivere. Questi vari livelli debbono essere coordinati, ma la distinzione fondamentale che li attraversa tutti è quella della gradazione di necessità: la libertà di tutti dipende dalla possibilità di gestirne l'accesso per sé una volta assicurata la propria sopravvivenza. Il rapporto tra richiesta ed offerta è oggi dominato dalla seconda, che s'impone con quel formidabile strumento pseudoculturale che è la pubblicità. Per rovesciare questa situazione bisogna combattere le concentrazioni produttive e distributive; bisogna creare situazioni di domanda in cui la scelta sia sin dall'origine libera, cioè dipenda da livelli di autocoscienza globale in cui l'economia appaia come momento funzionale e non come criterio. Il dibattito sul rapporto tra bisogni e possibilità non può essere astratto, ma concretamente riguardare le situazioni dell'uomo e dei gruppi umani nella natura localizzata e in funzione dei criteri storicamente elaborati per far fronte all'esistenza. 

La circolazione delle ipotesi di consumo universale deve fare i conti con queste situazioni e con questi criteri, e non può propagandare un modello di produzione valido per tutti, tale da costituire addirittura la definizione di benessere, cioè di livello di vita necessario per tutti. Si tratta di una falsa democratizzazione, ovvero uguaglianza apparente ed ingannevole: i centri di potere decisionale, di accumulo del profitto, di discriminazione sociale rimangono intonsi.

Francesca Troiano