GENTILISSIMA - Pettegolezzi a parte, cosa si è detto al tavolo del Wasabi?

Lunedì 7 Giugno 2021
Mio padre predicava l'opportunità di avere rapporti con tutti, ma non tollerava l'incoerenza, negli altri e men che mai sua. Un insegnamento che tutti dovrebbero ricordare, più degli altri quelli che rappresentano il popolo". Pronunciò queste parole a Cerignola, qualche anno prima di lasciarci, Baldina Di Vittorio, a commento di una lettera che il padre Giuseppe inviò la vigilia di Natale del 1920 al conte Giuseppe Augusto Pavoncelli, rampollo di una notissima famiglia di agrari, anche impegnata nella politica e nelle istituzioni (il nonno era stato Ministro e promotore dell'Acquedotto pugliese), ed egli stesso importantissimo (e innovativo) agrario di Cerignola. E, inoltre - dal 1924 e per quasi tutto il ventennio successivo - deputato alla Camera del Regno d'Italia. La storia è nota. Nella lettera, scritta a mano con firma autografa dall'autore, Di Vittorio rammenta all'illustre destinatario di essere un uomo politico attivo, un militante consapevole che la politica ha esigenze crudeli, talvolta brutali, fatta di esagerazioni, insinuazioni, pettegolezzi, tali da imporre a chi ne è protagonista non solo l'intima coscienza della propria personale onestà, ma anche l'onestà esteriore. Per questo, pur apprezzando la gentilezza del pensiero, Di Vittorio chiede che chi lo ha portato vada a riprendersi a casa sua il cesto di vimini con dentro il "ben di Dio" che gli aveva recapitato. Ecco, la responsabilità maggiore da imputare al pranzo conviviale del Wasabi di lunedì 24 maggio è di chi lo ha organizzato. Perché non ha tenuto nel dovuto conto il fatto che un tavolo così composito non poteva passare inosservato, senza provocare le ricadute mediatiche, politiche e sociali paventate da Giuseppe Di Vittorio. Benedetto Croce, inaugurando il primo congresso del Comitato di Liberazione Nazionale, che si tenne nel Teatro Niccolò Piccinni di Bari nei giorni 28 e 29 gennaio 1944, con la profondità di pensiero che gli era consueta disse che la politica è "dimensione essenziale della vita sociale degli uomini, senza la quale nessun proposito, per nobile che sia, giunge alla sua pratica attuazione". La politica, dunque, come la più alta e nobile delle arti, e la più importante fra le umane funzioni. E, per questo, anche la più severa ed esigente delle responsabilità: pubbliche, private e personali. E, inoltre, il primo, grande richiamo alla coerenza delle idee e dei comportamenti da parte di coloro che assurgono al ruolo di riferimento istituzionale e politico. E' questa la concezione della politica che la pubblica opinione può desumere dalla cronaca di quel pranzo? O non, piuttosto, quella dell'indebolimento della sacralità di comportamenti un tempo ritenuti inderogabili? Perché anche Giuseppe Di Vittorio incontrava la controparte. A Cerignola, quando tornava, addirittura prima di recarsi alla Camera del Lavoro per il consueto bagno di abbracci con i compagni di Sindacato e di Partito. Ma mai in forma conviviale, e sempre nel massimo rispetto dei reciproci ruoli. E comunque solo per discutere di temi che interessavano il mondo del lavoro e lo sviluppo economico e sociale, nazionale o territoriale che fosse. Enrico Berlinguer, per dire, durante i tragici anni di piombo, incontrava (riservatamente) persino Giorgio Almirante. Ma all'unico scopo di confrontarsi sulle misure più adeguate da adottare contro il flagello terroristico di quegli anni. Di che cosa si è discusso, viceversa, al tavolo del Wasabi? Chi ne ha curato l'organizzazione? Il Presidente della Regione ne era consapevole?Non abbiamo condiviso, anzi riteniamo sbagliate le esagerazioni, le insinuazioni, i pettegolezzi che hanno fatto da cornice a quel pranzo. E tuttavia, come da Di Vittorio pensiero, del tutto prevedibili. Come mai, si son chiesti in molti in quei giorni, se non per la presunzione che in questa provincia sia tutto  concesso a chi possiede incontrastato lo scettro del potere, la scelta di un locale molto frequentato da giornalisti, politici (ci sono andata anch'io qualche volta), professionisti e quant'altro, salvo poi lamentarsi per la fuga di notizie e la pubblicazione di una foto sui quotidiani come se - per usare una metafora consueta - la responsabilità della febbre sia del termometro che l'ha evidenziata, e non della malattia che l'ha provocata? Come mai l'Assessore Regionale del Movimento 5 Stelle non ha presenziato né al pranzo né all'importante iniziativa istituzionale del mattino presso la Prefettura? E' stata invitata?Come mai la partecipazione al pranzo di un Consigliere Regionale di opposizione a Bari e, al tempo stesso, Consigliere Comunale di maggioranza a Foggia, peraltro del medesimo Partito e politicamente vicinissimo al Sindaco dimissionario e dimissionato di Foggia? A quale scopo? Non è stato quello il modo per dare corpo e sostanza alle voci mai smentite di un appoggio elettorale del Sindaco di centrodestra di Foggia al candidato Presidente di centrosinistra alla Regione Puglia? Qual è stato il ruolo e la posizione politica del Partito Democratico provinciale in tutto questo? Quale la sua linea politica rispetto al governo della Città di Foggia in questi anni, e agli atti via via adottati dalla Giunta? Quale il ruolo di opposizione e di controllo del gruppo consiliare del Partito Democratico, del quale la Segretaria provinciale è anche autorevolissima componente? Quale il ruolo del resto dell'opposizione? Nella sua ultima intervista all'Espresso di domenica scorsa Enrico Letta ha indicato l'applicazione dell'articolo 49 della Costituzione per regolare la vita dei Partiti fra le quattro, urgenti riforme da adottare in Parlamento nei prossimi mesi. Benissimo, come non essere in perfetta sintonia, visto che ne parliamo da mesi anche su questo giornale. Il tema, tuttavia, è: com'è possibile riformare Partiti che, almeno in questa provincia, faticano molto ad essere definiti ancora in questo modo. Prendiamo il Partito Democratico, la realtà politica che conosco meglio. Nel 1984, anno della mia prima iscrizione al Partito, Il P.C.I. (uno degli antenati del P.D.) in provincia di Foggia aveva n. 16.567 iscritti, con una altissima percentuale di classe operaia complessivamente intesa; n. 82 sezioni sparse in modo diffuso su tutto il territorio provinciale; n. 44 Feste dell'Unità che, in moltissimi centri grandi, medi, ed anche piccoli, costituivano l'evento politico, culturale, ed anche di incontro e convivialità, dell'estate. Quali sono i dati di oggi del P.D., a riguardo? Qualcuno li conosce, è in grado di renderli pubblici? Il P.C.I. in quegli anni, elezioni europee, nazionali, regionali che fossero, in questa provincia non si allontanava mai da una media del 30%. Il P.D., oggi? Per questo non basta ristrutturare ma serve abbattere e ricostruire. Chi se ne farà carico?
Elena Gentile