GENTILISSIMA | Troppe armi in circolazione nel Paese

Lunedì 2 Agosto 2021
Dai tempi del Liceo, quando ne ho conosciuta l'esistenza, continua ad affascinarmi, e ad essere fonte di sognatrice e struggente utopia, il mito latino del dio Nettuno che insegna al popolo ignaro l'arte di coltivare i campi per trarne il necessario per la sopravvivenza di tutti.

E disvela a quello stesso popolo il sistema per una felice convivenza civile. In modo da renderlo libero da paure, lotte intestine, sopraffazioni dei forti sui deboli, ipocrisie, infedeltà, tradimenti, egoismi ecc. Al tempo stesso, però, di quel mito mi inquieta la versione greca: il tempo - il  chronos degli antichi greci  - che divora tutto ciò che esso stesso ha creato.

O l'altra faccia della medesima medaglia: il dio Crono che ingoia i suoi figli, immortalato dal dipinto di Francisco Goya, tanto cruento da sconvolgere la vista e il cuore, e rendere indelebile il ricordo di chiunque lo abbia incrociato all'interno del museo del Prado a Madrid. Il mondo dell'informazione agisce allo stesso modo: per qualche giorno nutre e circonda le notizie di ogni possibile attenzione, come fossero suoi figli, poi spegne a poco a poco i riflettori. E nel buio ne ingoia il corpo in modo che scompaiano anche dalla vista della memoria collettiva.

La tragedia di Voghera, per esempio. A distanza di pochi giorni da quel terribile martedì 20 luglio se ne parla sempre meno. Perché funziona così, dicono.

E invece no, non può funzionare così. In parallelo con gli accertamenti e le indagini che competono agli organi inquirenti, quella tragedia è la spia di grandi questioni politiche ancora irrisolte. Che riguardano la proliferazione delle armi anche nel nostro Paese, la crisi economica e sociale, le conseguenze della pandemia, tutte ancorata esplorare sia sul piano   psicologico sia su quello strettamente sanitario. Su cui sarà doveroso tenere i riflettori accesi e viva l'attenzione.

Per questo mi ostinerò a parlarne. In una veste diversa da quella istituzionale del passato. Ma ognuno deve fare quel che può. L'importante è non mollare. Mai. "questo è ciò che posso fare per cambiare le cose, e lo faccio".

Così rispose Paul McCartney alla domanda di un giornalista della CNN che gli chiedeva le motivazioni che lo avevano spinto a partecipare - nel marzo 2018 a New York - alla mitica, imponente, oceanica marcia contro la proliferazione delle armi, e contro le stragi di innocenti vittime, spesso giovanissime, che ne erano state la diretta conseguenza.

Compresi i colpi di pistola che, ad opera di uno squilibrato, avevano causato la morte violenta del suo amico, e nostro eterno mito, John Lennon. Nel frattempo, come detto, anche in conseguenza delle nuove norme sulla legittima difesa, fortemente volute dalla defunta maggioranza giallo/verde, negli ultimi anni c'è stato un aumento notevole delle richieste di licenza per porto d'armi, e connesso acquisto.

Soprattutto quelle con finalità sportiva, più facili sia da ottenere, sia da rinnovare, e senza alcun controllo sull'effettivo esercizio della invocata attività sportiva.

Daniele Tissone, Segretario CGIL del Sindacato Polizia di Stato, quindi uno addetto ai lavori, ha dichiarato in questi giorni che le norme per il rilascio del porto d'armi sono troppo blande, e che - nell'ultimo triennio - in Italia sono stati almeno 131 gli omicidi commessi da legali detentori di armi, a fronte di 91 omicidi di stampo mafioso, e 37 omicidi per furti e rapine.

Il che, ovviamente, non deve indurre ad abbassare la guardia nei confronti di quei reati, da continuare viceversa a perseguire con sempre maggiore efficacia e determinazione, ma semplicemente spingere la politica a concentrare l'attenzione anche sulla necessaria, e indilazionabile, riforma delle norme a fondamento della complessa materia concernente l'acquisto e la detenzione delle armi da parte dei privati cittadini. Occorrerà, come ha sottolineato lo stesso Segretario CGIL Polizia, rivedere tutta una serie di norme e procedure: in primo luogo la tracciabilità delle armi e dei loro possessori, predisponendo un registro elettronico nazionale a cura dei Ministeri dell'Interno e della Salute, che serva da strumento di permanente interconnessione fra Medici di Base, Aziende Sanitarie Locali, Prefetture e Questure.

La difesa della privacy, a riguardo, è un falso problema, perché le informazioni devono essere condivise esclusivamente tra le Autorità di Pubblica Sicurezza e il Personale medico autorizzato.

E inoltre, si può ancora parlare di tutela della privacy in un contesto storico nel quale molte Città oramai, quorum la nostra, sono diventate una imbarazzante succursale del "grande fratello" di orwelliana memoria, con il corpo dei vigili urbani ridotto al non gratificante ruolo di controllore delle immagini che scorrono in continuazione sugli schermi delle sale operative?.

Invece di percorrere in lungo e in largo le strade della Città: nel centro e nelle periferie, nelle zone residenziali e in quelle meno fortunate; a difesa dei cittadini e delle loro esigenze; per correggere i loro errori con spirito di servizio e collaborazione, e non di anonima punizione.

Poi l'eccessiva quantità di armi in circolazione, come apprendo da chi ne sa più di me. Non solo le clandestine, ma anche quelle le cui licenze di porto d'armi sono scadute e non più rinnovate. Ed anche quelle regolarmente detenute, il cui numero è esponenzialmente aumentato a seguito delle "innovazioni" normative del 2018 in materia, che consentono - per singola licenza e a seconda della sua specificità - rispettivamente il possesso di 3 pistole semiautomatiche con caricatori fino a 20 colpi, 12 fucili semiautomatici con numero illimitato di caricatori (uso sportivo), e numero parimenti illimitato di fucili da caccia. Troppo. Pur con tutte le buone intenzioni tese a tenere conto degli interessi dei produttori (e dei rivenditori) di armi, che fatturano annualmente - dicono essi stessi - 7 miliardi e passa di euro, pari allo 0,44 del PIL nazionale, con una ricaduta occupazionale pari a circa 86.000 unità. Va bene tutto, ma le armi sono comunque troppe.

La necessità, infine, di introdurre procedure più attente e circostanziate sia per il rilascio che per il rinnovo delle licenze, prevedendo controlli ab origine, e poi annuali, di natura clinica, psicologica, e tossicologica. Del resto, non è forse vero che la pandemia ha lasciato dietro di sé, fra le altre criticità, anche centinaia di migliaia di depressioni e patologie psicologiche e psichiatriche? Quante di loro hanno anche a che fare con la detenzione di armi?

Si assuma con urgenza tutte le responsabilità che le competono per funzione, dunque, la politica. E, una volta tanto, senza indulgere in compiacimenti strumentali nei confronti di estemporanei pacchetti di voti (no vax, produttori e detentori di armi ecc).Anche a livello locale. Dove il ruolo dello Stato e dei Vigili Urbani sul territorio è importante. Ma evocare Sindaco o amministratori alla Massimo Adriatici non serve a nulla se non a dare sfogo alla pancia.

Nemmeno quando, come nel caso dell'assessore vogherese, si tratta di persona adulta e matura, giuridicamente colta, con un presente da avvocato penalista e delegato alla tutela della "sicurezza" cittadina, e un passato da ufficiale di polizia. Serve, viceversa, accompagnare il ruolo dello Stato e della polizia urbana con una pubblica amministrazione che sappia accompagnare quelle funzioni e quelle competenze con azioni di inclusione sociale, riduzione delle differenze e dei disagi sociali, maggiore vivibilità delle periferie e ricucitura territoriale e sociale. Più case popolari, più scuola, più politiche attive per un lavoro dignitoso e ben retribuito, migliore assistenza sanitaria. Questo serve. Il resto è propaganda. Ma se non è più utile nemmeno a prendere voti perché gli elettori oramai conoscono tutto e tutti, uomini e cose.  A che serve?

Elena Gentile